Ablazione renale per il trattamento dell’Ipertensione Resistente

Ablazione renale per il trattamento dell’Ipertensione Resistente

Circa un miliardo di persone nel mondo soffre di ipertensione arteriosa, cifra che, secondo le stime, è destinata ad arrivare a 1,6 miliardi entro il 2025. Gli ipertesi in Italia sono oltre 15 milioni, il 50% dei quali ha più di 65 anni. Ma quand’è che si può parlare di ipertensione?

I valori della pressione arteriosa cambiano con l’età e tendono a modificarsi non solo con l’avanzare degli anni ma anche nel corso della giornata: in genere sono più alti al risveglio e diminuiscono durante il giorno e possono variare a causa di sollecitazioni fisiche ed emotive. Non esistono, quindi, in senso assoluto valori ritenuti “normali” e la definizione di limiti netti può risultare arbitraria. Tuttavia in letteratura si parla di ipertensione in presenza di valori costanti oltre i 140/90 mmHg. Condizione che costringe il cuore a faticare di più per spingere il sangue in circolo e che, a lungo andare, può danneggiare l’apparato cardiovascolare.  La pressione arteriosa elevata è una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello mondiale, affligge 120 milioni di persone di cui oltre 15 milioni solo in Italia.  Se non adeguatamente controllata, può portare a ictus cerebrale, cardiopatia coronarica e insufficienza renale cronica.

Solo nel 5% dei casi la causa dell’ipertensione è conosciuta (insufficienza renale cronica, stenosi dell’arteria renale, uso di farmaci, etc.): in questo caso si parla di ipertensione secondaria, legata, cioè a patologie note. Nel restante 95%, invece, essa non è attribuibile ad alcuna causa identificabile e pertanto viene detta primitiva, idiopatica o essenziale, sebbene possano esservi fattori predisponenti di tipo genetico, ambientale, oppure legati alla dieta e allo stress.
Normalmente il primo riscontro di ipertensione arteriosa, soprattutto nelle forme lievi, è occasionale. Talora, invece, soprattutto quando i valori si presentano fin da subito molto elevati, si riscontrano cefalea, vertigini, perdita di sangue dal naso fino ad alterazioni del ritmo cardiaco, edemi degli arti inferiori, difficoltà di respirazione, progressiva riduzione della funzionalità renale, fino a eventi drammatici come l’ictus.

Una volta accertata la condizione di ipertensione è opportuno valutare le possibili cause ed escludere la presenza di fattori quali cattive abitudini alimentari, fumo, obesità, patologie concomitanti. In linea di massima l’ipertensione lieve viene trattata inizialmente senza farmaci e con opportune correzioni dello stile di vita: riduzione del consumo di sale, caffè, alcolici, controllo del peso, introduzione di una regolare e moderata attività fisica. Se, tuttavia, non si ottengono i risultati sperati, si rende necessaria l’introduzione di una terapia farmacologica, valutata dal medico in base alle caratteristiche del paziente.
Ma gli studi dimostrano che non più del 20-25% dei pazienti ottiene un effettivo controllo della pressione mediante i farmaci, soprattutto a causa della difficoltà per molti di adattarsi a una terapia che deve durare per tutta la vita e della quale spesso si temono gli effetti collaterali.

Purtroppo, frequentemente i farmaci non sono sufficienti a controllare questa malattia e i rischi in questi pazienti restano immutati ed elevati.

Si parla di ipertensione renale resistente se il paziente pur assumendo 3 o più classi di farmaci per il trattamento dell’ipertensione (ad esempio un diuretico, un calcio-antagonista, un beta bloccante, etc.) continua ad avere costantemente valori di pressione elevata o va incontro a crisi ipertensive.

Diversi cateteri a radiofrequenza o ad ultrasuoni utilizzati per l'ablazione renale

Diversi cateteri a radiofrequenza o ad ultrasuoni utilizzati per l’ablazione renale

La Denervazione Renale o Simpaticectomia Percutanea Transcatetere 

È un’innovativa terapia mini-invasiva per la cura dell’ipertensione resistente. Numerosi studi hanno infatti provato un’iperattivazione del sistema nervoso simpatico a livello renale in corso di malattia ipertensiva. La procedura mininvasiva della DR interrompe questi nervi che decorrono sulle arterie renali tramite l’utilizzo di appositi cateteri (monopoli, multipoli o ad ultrasuoni) che rilasciano energia a basso potenziale. Oltre l’80% dei pazienti a 12 mesi e il 100% a 3 anni, grazie alla sicurezza di questi dispositivi, hanno beneficiato del trattamento di DR con una riduzione media dei livelli pressori di 33-18 mmhm ed una riduzione media delle classi di farmaci da assumere di 2.3 (fonte studio Simplicity).

Al giorno di oggi, con la validità e affidabilità derivante da circa 4 anni di follow up e da migliaia di pazienti, la DR rappresenta una terapia sicura ed efficace che in futuro potrà trovare nuovi campi di applicazione come recentemente prospettato per il trattamento del diabete, dello scompenso cardiaco, dell’ovaio policistico e delle apnee notturne.